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Clavicembalo italiano attribuito a Elpidio Gregori, ca. 1760, Italia centrale

 

Si tratta di un clavicembalo di tipo "falso levatore di cassa", giunto fino a noi in ottimo stato di conservazione. Molti elementi permettono di attribuirlo senza dubbio al costruttore Elpidio Gregori, attivo nelle Marche tra il 1740 e il 1790 circa. E' uno strumento che colpisce per la sua bellezza sonora: il timbro è estremamente sontuoso e ricco, risonante e caldo. La sua sonorità è caratterizzata da una lunghezza assolutamente inabituale per un piccolo clavicembalo italiano. Una volta pizzicata una corda, si ha quasi l'impressione di udire una voce umana o uno strumento ad arco da quanto il suono è sostenuto fino alla sua estinzione. È senza dubbio uno strumento eccezionale che trasforma in magia qualunque musica si suoni sulla sua tastiera.

Restaurato una prima volta da Barthélémy Formentelli, è stato oggetto di un nuovo restauro filologico nel 2010 da parte di Augusto Bonza. In occasione di questo restauro si è proceduto alla sostituzione di tutta la vecchia incordatura con nuove corde fatte in ottone più coerente con le leghe antiche e con diametri più adatti allo strumento sulla base degli studi più recenti. La meccanica è stata interamente revisionata.

 

 

 

  

 

Clavicembalo Augusto Bonza, 2011, copia da Jean-Henri Hemsch, 1751

Splendida copia realizzata da Augusto Bonza del clavicembalo Hemsch 1751 (collezione Frédérick Haas). La pittura del coperchio è ispirata alle "Nozze di Isacco e Rebecca" di Claude Lorrain.